Follow:
Desperate Greis

L’ape

BabyL ha iniziato con le 200 domande, i discorsi sconclusionati e a cantare lunghissime canzoni in lingua sconosciuta. Le ultime esibizioni le ha tenute in piedi davanti al mare ligure, dedicandole a quella distesa d’acqua e sassi come una sirena nostalgica dei fondi blu. 
Ha compiuto i 3 anni a maggio e da circa 6 mesi si è sbloccata e il suo vocabolario è diventato più vasto: essendo stata esposta all’inglese prima in US e ora con me a casa ( leggiamo, giochiamo e TV solo in inglese) ero preparata per il ritardo nell’iniziare a parlare e fremevo all’idea di sentire la sua vocina in frasi compiute.
Mi sono stupita della velocità con cui è passata da poco niente a discorsi elaborati. Certo alcuni li capisco solo io e a volte nemmeno: alcune paroline non sono ancora del tutto chiare ma è avida di imparare e si impegna nella giusta pronuncia. Ogni tanto se ne esce con alcune parole particolari o domande e pensieri che lasciano a bocca aperta, altre invece devo decifrare e concentrarmi seriamente per cogliere il concetto e poterle rispondere. Quello che più adoro, almeno a inizio giornata!, sono le domande. Tempo fa avevo scritto riguardo al fatto di riuscire a prendere il suo ritmo, rallentare, take her time. Quanto tutto dovesse ridimensionarsi per poter permettere a lei di godere delle piccole cose e a me di riscoprirle assieme e godere dello spettacolo e l’evoluzione della sua scoperta. Ora le cose non sono così cambiate: le sue domande riguardano cose semplicissime e che darei scontare, ma logicamente per lei sono ancora da assimilare, e altre più complicate a cui devo pensare un attimo per formulare la risposta più corretta. Potrei dare delle risposte più sbrigative e chiuderla all’istante ma in tutta coscienza non riesco: ricordo ancora la frustrazione delle risposte del “perché no ed è no” oppure “perché è così e basta” e mi sono ripromessa che per i miei bambini mi sarei impegnata il più possibile, quindi eccomi a spiegare perché bisogna stare attenti all’ape ma non è cattiva.
“Mamma, l’ape è brutta.”
“No amore, l’ape è buona ma non bisogna infastidirla”.
“L’ape tac Noah, l’ape è brutta”
“Non era un’ape ma una vespa tesoro che ha punto Noah, l’ape non è cattiva”
“Noah mimi, ha pianto, l’ape è brutta vero?”
“È stata una vespa, i colori sono gli stessi ma è diversa dall’ape: le api sono buone e preziose, solo meglio non infastidirle”
Segue visione di un’ape e una vespa con spiegazione.
“L’ape fa il miele”
“Sì tesoro”
“A Lia piace il miele”
“Anche alla mamma al papà”
“Anche al bear”
“Sì l’orso ne è goloso”
“Noah no”
“Perché a Noah non piace il miele?”
“L’ape mimi a Noah e lui ha pianto”
“È stata una vespa non un’ape”
“L’ape è gialla?”
“L’ape è gialla e nera e sono gli stessi colori della vespa”
“L’ape è in giardino”
“Sì, vive all’aperto e cerca i fiori per il polline così poi fa il miele e Lia può mangiarlo”
“Buono il miele”
Riprende in mano le immagini dell’ape e della vespa.
“No mamma, l’ape è brutta”
“Perché l’ape è brutta?”
“Perché si veste da vessa ( vespa) per tac a Noah.” *
Il ragionamento non fa una piega.
“Ok…Amore coloriamo un po’, ti va?”

O almeno ci provo.

*Evento che l’ha traumatizzata un pochetto e di cui parliamo spesso con lei per sdrammatizzarlo il più possibile ma nulla, l’ape è brutta.

Share:
Previous Post Next Post

You may also like

1 Comment

  • Reply UnalessandrinainAmerica

    Ti adoro Lia❤️

    July 6, 2017 at 11:07 pm
  • Leave a Reply