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Desperate Greis

Giorni di ordinaria follia

Non so se a tutte le mamme succeda la stessa cosa ma io il giorno del parto, insieme alla placenta, devo aver espulso anche un po’ di memoria e capacità di concentrazione, in poche parole parte del mio cervello si è fritto. Nella speranza che la situazione sia momentanea e prolungata solo dal fatto di avere avuto due bambini vicino, colleziono giornate folli. Segue esempio.

“Oggi bimbi usciamo che abbiamo delle commissioni da sbrigare”. Questa la mia comunicazione ai figli alle 8 di mattina, seguiti i 200 perché e domande di ogni genere da parte della primogenita, rincorsa per la casa del secondo per infilargli i vestiti, ricerca delle scarpe che entrambi erano andati a prendere ma mentre mi stavo preparando avevano nascosto in qualche punto imprecisato della casa. Finalmente alle 9.30, nove e mezza, siamo pronti ad uscire.

Gongolo quando mi ricordo di prendere il documento attaccato sul frigorifero che devo consegnare in comune e lo infilo in borsa. Mi giro distrattamente e vedo il portafoglio sul banco della cucina: sorrido per essermene accorta e lo prendo in mano. Ultima pipì prima di uscire per BabyL, “Mamma la mia borsa”, cerca la borsa, trovata la borsa LittleN protesta per averne una anche lui quindi cerca un’altra borsa da dargli e finalmente eccoci sull’uscio di casa…non trovo le chiavi. Svuota la borsa, rovista nei pantaloni e nulla. Le avrò lasciate in auto. Usciamo dalla porta finestra del balcone, scendiamo, apro il cancello, ” No mamma lo apre la Lia!” Ok, chiudi il cancello e fallo aprire a Lia. Caricati tutti in auto, allacciamo le cinture e via! No fermi, si torna indietro con le chiavi a chiudere casa.

Ok forse ora ci siamo.

Arrivati al supermercato già prevedo il dramma carrello: salgo io, no io, no io dentro, io davanti. Perché cavolo non fanno quelli con la doppia seduta come in US?! Arriviamo ad un compromesso, e siamo finalmente dentro. Logicamente ci saranno svariati cambi di posto e finirò a far la spesa con uno in braccio e rincorrendo l’altra che vuole spingere il carrello e investe a turno vecchiette e colonne di lattine posizionate in mezzo alle corsie giusto per rompere le scatole.

Arriviamo alla cassa, tolgo tutto dal carrello mettendo dieci volte apposto gli ovetti Kinder che a turno appoggiano sul banco. Non mi funziona l’app con la tessera del supermercato. Damn.

La cassiera mi annuncia il conto e… non trovo il portafoglio nella borsa.
Voglio morì.

Mi conoscono, mi mettono da parte tutto, prendo i bambini, li infilo in auto e via verso casa. Stanno facendo dei lavori sulla via principale, me ne ricordo in tempo quindi circumnavigo il paese per arrivare a casa, corro su e trovo il portafoglio sul mobile all’entrata.

OHM. OHM. CAZ. OHM.

Torno in auto, riparto, in sottofondo le altre 200 domande di L “Dove andiamo, che facciamo, dov’è lo yogurt, dov’è il gatto, perché Margot non viene con noi, …”. Arriviamo al market, parcheggio, rientriamo, ci rimettiamo in fila per far passare tutto un’altra volta e pagare. Ho dimenticato in auto la borsa di tela. Grrr. “Me ne dia una per favore” e cerco di non pensare alle 30 che sono a casa chiuse nel cassetto.
Infilo tutto alla rinfusa con un occhio sui due birbanti che giocano con i carrellini rossi e N finisce a terra due volte. Finalmente usciamo.

Carica tutto e tutti in auto e via verso il comune per consegnare una carta. Parcheggiato, arriviamo all’ufficio, coda. Questa volta mi sono preparata: pezzo di pane a ciascuno e si siedono buoni buoni ad aspettare. Grazie Santo Pane. Consegno il documento, Lia si ricorda che lì c’è anche la biblioteca quindi saliamo al piano di sopra con la promessa che ci fermiamo poco.

Dopo 30 minuti riesco a trascinarli entrambi fuori lasciando una scia maleodorante dovuta a Noah e via verso casa. Scarico tutto e L improvvisamente perde l’uso delle gambe. Le fa male un piede. E’ stanca. Ha fame. Si siede sui gradini e non riesco più a farla alzare. Vuole bagnare le piante quando nuvoli neri preannunciano che ci risparmieranno questa fatica. Glielo spiego. Logicamente mi guarda come se fossi scema, le piante deve bagnarle lei. E così sia. Noah bagna fiori, lumache e i suoi piedi e le mie scarpe nuove, OHM, e finalmente li convinco a salire ma ecco che ritorna l’invalidità improvvisa.

Porta su la spesa, scendi a prendere una, scendi a prendere l’altro.

Sono le 12 e mezza e Noah mi apre il frigorifero affamato mentre Lia inizia la cantilena “Pappa pappa pappa pappa”.

E sul tavolo il lettore cd da portare che dovevo portare in riparazione.

Celapossofare.

 

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4 Comments

  • Reply Cinzia

    Ma mica dal giono del parto. Io direi dal concepimento, il mio cervello e’ cambiato 😀 Io direi in meglio pero’, adesso mi concentro su quello che mi interessa davvero. Comunque e’ normale se ho riso dall’inizio alla fine del post?

    June 29, 2017 at 5:43 pm
    • Greis
      Reply Greis

      lol in effetti in gravidanza era già bello che andato! Diciamo che si è rallentato e questo permette di focalizzarsi solo su poche poche e queste sono quelle che più interessano.. che dici? 😉 un abbraccio!

      July 6, 2017 at 6:41 pm
  • Reply baby1979

    Io sono disperata!! Continuo a nutrire una flebile speranza che il mio cervello possa un giorno tornare quello di prima, ma vedendo mia mamma ne dubito….

    June 30, 2017 at 3:52 am
    • Greis
      Reply Greis

      Io ci credo…noi torneremo quelle di una volta. Mia mamma mi ha detto che una volta fuori di casa i figli si riprendono tutte le funzionalità, quindi forse c’è speranza! lol kisses

      July 6, 2017 at 6:43 pm

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