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Be a Mom

Di piscine e conquiste

Succede che iscrivi tua figlia a nuoto e già la vedi a dominare le acque calde della piscina dei piccoli come una sirenetta.

Ti emozioni a preparare la sacca, ti si stampa in faccia un sorriso giuggioloso a vederla con il costumino, le mini Hawaianas ai piedini cicciottosi.
Lei è felice: ha il suo bell’accappatoio con la cintura, ti sorride beata orgogliosa del nuovo outfit. Il babbo la prende e si avvia, tu ti siedi e inizi già a liberare la memoria dell’Iphone per il servizio fotografico*. Entrano in acqua. Lei è un po’ intimorita, si aggrappa al papà.
Va bene, le passerà, deve prendere confidenza con il nuovo ambiente.
Dopo 5 minuti: lei strilla disperata.
Eccola appesa al collo del padre come se fosse questione di vita o morte, la faccia rossa, spaventata.
Ma dove mi avete portata?! Perché?!
Il babbo cerca di calmarla, le mostra una palla che galleggia dimenticata in un angolo. Si allontanano un po’ dal gruppo, lei sembra rilassarsi ma poi mi vede e ricomincia a strillare. Mamma!!
Poi si calma di nuovo e riesce persino a sorridere per qualche spruzzo e per la canzoncina finale.

Le altre sono andate meglio, sempre meglio.

Non è iniziato però come mi immaginavo. Nella mia testa sarebbe dovuta essere un’esperienza stupenda in cui lei si sarebbe divertita un mondo. Baby L aveva 16 mesi e ancora conoscevo poco la mia bambina: ora so che lei ha bisogno di essere preparata per le nuove cose, di entrarci a contatto piano piano e che vive malissimo le situazioni che non le lasciano modo di essere indipendente.

Un erroraccio mio, nostro, che abbiamo individuato e trascritto nel nostro personale manuale del genitore ideale che non avrà mai, immaginiamo, un capitolo finale.

Comunque siamo arrivati alla fine del corso e lei era felice di andarci.
Poi c’è stato lo stop per il trasloco, lo stop per il ri-ambientarsi e finalmente ricominciamo il corso in questa parte di mondo.
Ancora stretta al collo, ancora qualche strillo: colpa nostra che abbiamo aspettato troppo a riprendere.
Il tappeto morbido galleggiante non le piace ancora in nessuna versione, colore o dimensione.
Lo scivolo nemmeno. Croce sopra.
Però, fortunatamente c’è un però, dopo 4 mesi sta in acqua da sola con il salvagente o altri oggetti simili, ride e gioca.

Non ho una sirenetta, ma abbiamo raggiunto dei risultati importanti: dal primo corso il rimettersi in acqua per il bagnetto che era diventato impossibile da gestire; dal secondo corso addirittura la doccia da sola ( che prima era un tabù anche in braccio a noi), un lavaggio di capelli meno drammatico e lei si sente molto più sicura in acqua.

Piccole grandi conquiste che festeggiamo perché ce le siamo sudate.
Lo so. C’è chi sta pensando che è una stupidata. Non lo è stato, per noi.
Mi rendo conto che ci sono delle cose che per alcuni genitori sono semplicissime mentre per altri no: dalle cose facili a quelle più complicate, le aspettative di noi genitori sono spesso ribaltate, masticate e riviste da scriccioli che hanno da dire la loro e col piffero che si allineano ai nostri desideri.
Poi tutti vorremo che tutto filasse liscio, paro paro a quello che sta nella nostra immaginazione di figli ideali che non esistono, per fortuna.
Sarebbe stato più semplice mollare subito dicendo che il nuoto non faceva per lei, lasciarle i capelli sporchi per due settimane e sorbirsi comunque le scenate al momento del lavaggio. E invece abbiamo insistito, dolcemente ovvio ma decisi, e abbiamo vinto. Probabilmente ci sarà stata un’altra strada per arrivare allo stesso risultato ma di quelle provate questa sembrava nella direzione giusta.

E abbiamo vinto due volte perché ancora scopro di poter crescere con lei, di scoprire fonti di pazienza e di volontà che non pensavo di avere: se in tante occasioni ho mollato per me, per pigrizia o insicurezza, ora so mai mollerei per i miei bambini.

Che la forza sia con me. 😉

 

 

*nella nostra piscina in US si poteva stare sulle panchine al bordo della vasca quindi erano proprio a tiro di scatto.

 

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