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    San Francisco per un giorno

    Non basta un giorno per veder San Francisco, che ve lo dico a fare?
    Ma noi eravamo già alla nostra terza gita ( qui la seconda) e quindi ce la siamo presa con calma e goduto la giornata come veniva, unico obiettivo: la famosa gita ad Alcatraz regalata al marito!

    Per la cronaca è andata benissimo, lui si è preso la sua mattinata e noi abbiamo fatto con calma colazione e poi lo abbiamo raggiunto al Pier dove abbiamo fatto un po’ di shopping, rincorso gabbiani e saltato nelle pozzanghere in questa calda e splendida giornata di fine estate. Peccato, mi sono ancora persa il Golden Bridge con la nebbiolina..toccherà tornare un’altra volta! 😛

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    Le Hawaii di Greis #02

    Aloha gente, continuo a raccontarvi delle mie Hawaii e se vi siete persi il primo post correte a recuperarlo: Le Hawaii di Greis #01

    Il quarto giorno abbiamo deciso di andare di esplorare il verde rigoglioso di queste bellissime Hawaii: prendiamo la strada panoramica verso Hana ma a sud che ci regala paesaggi mozzafiato con scorci fantastici, cascate, una vegetazione fiorente ( purtroppo non molti fiori perché non era periodo), vista sull’oceano quasi per tutto il percorso. Unica nota dolente: la strada è davvero piena di sali e scendi e curve, se soffrite di mal d’auto davvero sarà una piccola tortura ( sono circa 3 ore di auto quindi è davvero da valutare quanto potete sopportare). Finalmente arriviamo all’Haleakala Park dove mi pare che l’entrata sia circa 10$ per auto, parcheggiamo e ci sfamiamo prima di iniziare il percorso verso la Foresta di Bamboo: il Pipiwai Trail è di circa 2 miglia (3,6 km) e ti porta alle cascate di Waimoku Falls ma noi ci siamo fermati alla Bamboo Forest. Il percorso è fattibilissimo: quel giorno pioveva quindi c’era del fango ( portare scarpe da poter sporcare, no infradito perché scivoloso in alcuni tratti) e abbiamo cammbinato circa 1 ora con un caldo umido fastidioso e migliaia di mosquitos agguerriti. BabyL nel marsupio con il babbo e il nostro piccolo amico di 4 anni ha camminato fino all’arrivo,  pure io, balenottera accaldata e senza equilibrio al settimo mese di gravidanza, ce l’ho fatta. Quando siamo tornati indietro abbiamo percorso il loop Kuloa Point Trial di 0,5 miglia ( 800 metri) che ti porta alle sette piscine sacre ovvero le ‘Ohe’o Gulch: una meraviglia.
    Vicino al parcheggio c’è il visitor center con i bagni e una fontanella.
    Noi ci siamo fermati giusto una mezz’oretta per poi ripartire verso lo Waianapanapa State Park ad Hana per vedere la spiaggia nera: il cielo era grigio perciò i colori erano ancora più carichi e il contrasto tra il verde intenso e il nero perfetto. La spiaggia è piccolina e inizia con dei sassi rotondi che pian piano diventano sempre più piccoli fino a diventare una sabbia nera alla rive: il colore dell’oceano è un grigio quasi silver che mai ho visto in vita mia. Davvero tutto affascinante, non riuscivo a smettere di fotografare.
    Per il rientro abbiamo fatto la strada a Nord ma si era fatto buio e non abbiamo potuto godercela: ho letto che è molto bella anche questa panoramica e come l’altra un po’ travagliata.
    Ci siamo fermati a mangiare una pizza da Flatbread a Paia e non era davvero niente male!!

    Road to Hana- Maui

    Waianapanapa State Park Maui Hawaii

    Waianapanapa State Park- Maui Hawaii

    Il quinto giorno io ero distrutta. Read more

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    Le Hawaii di Greis #01

    La piccola sosta a San Francisco è andata alla grande: il maritozzo ha apprezzato la sorpresa, ha goduto della sua mattinata libera. La faccia di quando ha voluto controllare i voli e scoperto del disguido delle date sarebbe stata da immortalare ma avevo addosso una BabyL dormiente quindi me la sono goduta in solitudine: anche la seconda faccia, più rilassata e felice, quella di quando ha scoperto della piccola sorpresa e della gita ad Alcatraz. Ma racconterò in un altro post perché in questo voglio iniziare a parlarvi delle Hawaii!

    Questo viaggio è stato in realtà deciso su due piedi senza tanto pensarci: l’obiettivo iniziale era una settimana tra Boston, New York e Washington DC con tanto di ricerche su aerei, treni e alloggi da parte della sottoscritta. Poi tra un commento qua ( ..ma con un bambino dell’età di BabyL non sarà un po’ difficile godersi la vacanza spostandosi tra le città?) e uno là ( bello ma non le avete già viste?) è saltata fuori l’amica che dice: “Noi stiamo pensando alle Hawaii per fine settembre”. E sempre tra un commento qua ( bellissime le Hawaii! E vedrai che splendide anche con i bambini) e uno là ( a me piacerebbe fare una vacanza rilassante.. indovinate questo di chi è?!), mi sono buttata sull’amica senza pudore auto-invitandoci nella loro vacanza. Sì, sono pessima lo so: ma sono una impulsiva, parto di core e non ci capisco più nulla. E poi già saltellavo dalla gioia di rovere questi amici che si sono trasferiti a Memphis. Ed è finita che la mia amica è troppo buona di suo che un mastatteneacasatua non le è proprio uscito come risposta e noi le siamo saltati in groppa senza vergogna e quindi tutti alle Hawaii!!!

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    San Francisco con il Baby

    A Natale la mia amica mi dice che fa un tour on the road in USA esortendo che sarebbe bello incontrarsi: le tappe principali sono New York, San Francisco, Los Angeles e Las Vegas. Ho già visto tutte le città in questione e ho scelto la mia preferita.. San Francisco!!!

    Purtroppo il marito era impegnato tra meeting e un rientro in Italia quindi sono andata da sola con BabyL, nemmeno tanto preoccupata perché avevamo già superato brillantemente prove aereo e vacanza.
    Il volo è stato perfetto: sono riuscita a trovare un diretto da Milwaukee quindi nessuna ora persa nei cambi e la piccolina ha pure dormito. La cosa divertentissima era vedere la persone passare e allungare lo sguardo interessati ai posti liberi accanto a noi per poi sorprendersi alla vista di BabyL e cambiare idea….. io non ricordo di aver mai evitato posti con bambini vicini ma ammetto di aver odiato il bambino dietro di me che prese a calci il mio sedile per ore: mi sarei alzata a prendere a schiaffi la madre. Comunque a me andava benissimo perché avrei avuto più spazio per muovermi ma si avvicina un ragazzotto dall’aria bonacciona e mi chiede se può infilarsi vicino al finestrino. Certo che sì! Fortuna vuole che sia stato un gran compagno di viaggio, mi ha aiutato e giocato con Lia, raccontato della sua vita Californiana, mostrato foto dei suoi figli e scambiato informazioni su dove trovare una buona pizza italiana a Mke. La signora invece sulla mia sinistra ci ha confezionato decine di origami per distrarre Lia che ha gradito masticandoli tutti. Ma più di tutto di questo vola ricorderò un assistente di volo che è stato un vero e proprio animatore facendo scherzi durante tutto il volo, cantando e infine ha indottrinato tutti con un 1 minuto di stretching e tutti hanno eseguito ridendo!!
    Arriviamo all’aeroporto e prendiamo uno shuttle a 17$: un taxi condiviso che ti porta direttamente al tuo indirizzo. In questa occasione ho scelto di pernottare tramite AirBnB: avere a disposizione una cucina è un plus e la zona dove ho trovato era perfetta per girare comodamente. Non avevo fatto i conti con le Hills e giustamente io ero in cima ad una ma il mio sedere ne ha beneficiato e poi fa molto San Francisco vivere in un appartamento vittoriano in cima ad una collina no?
    Trovo la ragazza ad accogliermi e sia lei che l’appartamento sono deliziosi: da un angolo della finestra  vedo anche l’oceano e son soddisfazioni, lei mie mette a disposizione tutto e facciamo le presentazioni con il gattone di casa.
    Dopo nemmeno un’ora abbraccio i miei amici e usciamo a goderci la città.  Rispetto la prima volta la trovo un pochetto meno pazza e il mio desiderio di viverci cresce ancora e inizio a spedire ininterrottamente messaggi minatori al marito di cercare un lavoro sulla costa West! Già mi immagino a godere di quel splendido tempo e di questa città così viva, colorata e fantastica: gli ho anche proposto di mantenerlo!!!
    La fortuna poi ci regala giornate calde e di sole: una buona scorta di Vitamina D per noi che arriviamo da una Milwaukee fredda e innevata, non mi pare vero di poter portar portare Lia ai parchi e doverle mettere la crema solare!
    BabyL ha visto la città dal marsupio, assaggiato nuovi sapori e ricevuto milioni di coccole. Ha provato per la prima volta l’altalena e incontrato proprio in quel parco un nuovo amico, il famoso Tegolina!! Ho finalmente conosciuto in carne e ossa Sabina di cui seguo da tantissimo tempo il suo blog Living in San Francisco e con la quale condivido il progetto Amiche di Fuso: questi incontri mi emozionano!!
    L’unica nota negativa,  parte tornare a casa, è stata il viaggio di ritorno perché presa dall’euforia del bel tempo mi sono spogliata troppo e il venticello m’ha fregato, mi sono fatta così il volo con 39 di febbre e una Lia vivace che di dormire proprio non ci pensava neppure. Orribile davvero ma non ha cancellato la felicità di poter stare con i miei amici e vederli insieme alla mia piccolina: una dolcezza infinita.
    Ora lascio parlare un po’ le foto che sicuramente arrivano meglio di me.

     

     

     

    ps Non ho ancora visitato Alcatraz: nell’ultima gita con il marito l’avevamo persa e ho promesso di vederla con lui la prossima volta…..non sono una moglie fantastica che lo aspetto? Toccherà tornarci presto!!! 😛
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    E finisco con il botto: Boston e Newport!

    Arriviamo a Boston di buon ora e già me ne innamoro. Sì, ero prevenuta: sapevo che sarebbe successo. E sì, in questa vacanza mi sono innamorata un po’ troppo ma potete biasimarmi?
    Boston è bella. E’ a misura d’uomo. E’ vecchia e nuova. E’ verde. E’ vita per le strade. E’ perfetta. Vorrei vivere qui e andare il fine settimana a Rockport. Ho deciso che mi ci intestardisco e comincio a pensarlo intensamente perché succeda! E comunque ci verremo a vivere quando saremo in pensione (ahaha) quindi probabilmente il giorno del mai, ma io ci voglio credere: sono famosa per credere nei sogni impossibili! 🙂
    Abbiamo prenotato un hotel boutique nel centro del Financial District e dalla cartina sembra abbastanza vicino a tutto. E infatti proprio a due passi troviamo il Quincy Market: un building maestoso con vicino una bella zona pedonale con molti negozi e qualche bancarella, mentre al suo interno una serie di ristoranti d’asporto uno dopo l’altro di ogni tipo di cucina dal profumo davvero invitante. Non il solito odore da fast food ecco. Curiosiamo e prendiamo nota per un pranzo, una cena, una colazione e due merende. Torneremo, ora ci aspetta il Freedom Trial: un percorso di circa 4 km che tocca 16 punti importanti per la storia degli Stati Uniti e in pratica facendolo tutto si attraversa gran parte della città.
    L’inizio è nel Boston Common: un parco con una grande fontana centrale. L’acqua sarà alta 20cm e la cosa meravigliosa è che in essa ci sguazzano tantissimi bambini con tanto di costume. E già mi son vista con la mia piccolina lì in mezzo alle altre mamme!!! Vicino una giostra e tanto verde dove sdraiarsi. Attraversando la strada c’è un altro parco, più ordinato, con un bel laghetto, anatre e barconi a forma di cigno che lo attraversano. Tanto verde e in centro.
    Boston

    Durante il percorso attraversiamo il North End: un quartiere italianissimo con tanto di bar che servono l’espresso. La zona è zeppa di ristoranti Italiani e i profumi delle pietanze ci distraggono più di una volta dal percorso legittimo. Mentre camminiamo, sorpassiamo due gruppi che discutono in Italiano fuori da un bar e da una lavanderia. E altri parlano un americano con un forte accento italiano. Insomma.. siamo a casa!! Poi mi ha stupito quanto i Bostoniani vestano bene: avrei fermato cento persone per complimentarmi. Abitini, scarpe, accessori vari e anche gli uomini tutti curati in abiti pennellati e non di quattro taglie più grandi. Insomma uno stile molto Europeo che un poco mi manca.

    E cigliegina sulla torta: la sera facciamo un incontro davvero speciale che vi racconterò a parte!
    Premetto che in due giorni abbiamo cercato di vederne il più possibile con i tempi di Lia e che l’intenzione era e, dopo questa visita di ricognizione rimane, quella di tornare per un lungo weekend e goderci meglio la vita Bostoniana. La città merita davvero, passateci!
    Noi abbiamo fatto anche una scappatella ad Harvard e chissà che Lia non venga qui a studiare.. noi il piede l’abbiamo strofinato eh! 😉
    Harvard

     

    La vacanza è finita ma ci diamo ancora qualche piccola tappa per non rendere vano il lungo viaggio in auto per il ritorno quindi ci fermiamo a Newport nel Rhode Island: bella cittadina, turistica e ha un quel non so che di snob forse: tanti yacht parcheggiati. Poi a Cleveland in Ohio al museo del Rock tra vestiti di scena, inizi e ricordi dei più grandi della musica e infine un’occhiata alle spiagge dell’Indiana.
    Newport

    ah che viaggio.. riparterei domani!!

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    O di Oceano

    E dopo tutto questo verde non vedevo l’ora di scorgere l’oceano: quest’anno mi manca terribilmente il mare e quell’aria di vacanza che inevitabilmente si respira quando lo si ha attorno. Qui non ho a disposizione il Mediterraneo, ma finalmente raggiungeremo l’oceano e iniziamo da Portland.
    La città più grande del Maine ci risulta essere anche la più calda del nostro viaggio fino ad ora e con Lia non ci arrischiamo a stare sotto questo sole rovente. Passeggiamo un po’ nel Old Port, ci mangiamo un gelatone ( gigante e buonissimo!) e scappiamo in auto appena la piccola inizia ad agitarsi. Ho annusato l’aria e il mio stato di relax ha subito immediatamente un’impennata: visto? funziona anche per voi? Quando poi abbiamo raggiunto il faro ho raggiunto la felicità! I fari mi affascinano. Passerei ore ad osservarli e mi vengono sempre in mente racconti ambientati in esso, romantici o tragici che siano. Mi intrigano. Ma a chi non fanno questo effetto? Questo in particolare è perfetto: bianco, sulla scogliera, in posa perfetta per farsi fotografare..

     

    Anche qui troviamo però una situazione climatica disagiata: come ogni buon faro che si rispetti il vento è d’obbligo e non possiamo esporre eccessivamente la piccola quindi con grande dispiacere ripartiamo e ora vi va alla volta di Old Orchard Beach dove avevamo prenotato l’albergo.
    Qui ci rilassiamo in stanza, le ore di auto sono tante e non voglio strapazzare esageratamente ne noi ne la pupetta. Verso sera iniziamo a girovagare: la cittadina ha un allegro lungo oceano con un piccolo luna park e due vie tempestate di negozietti di cibo e souvenir, è una piccola Rimini presa d’assalto da canadesi, pulita e accogliente. Mentre ordiniamo un trancio di pizza conosciamo Rocco, padrone della suddetta pizzeria d’asporto e di un ristorante gestito dalla moglie, che ci intrattiene raccontandoci gli inizi e la sua vita qui in America da oltre 40 anni. Gli manca l’Italia e cerca di tornarci ogni anno ma preferisce vivere qui..chissà perché?!
    La mattina ci alziamo presto e ci aspetta l’ampissima spiaggia: passeggiamo bagnandoci i piedi mentre Lia dorme nello zaino tutta incremata. L’atmosfera è speciale e fantastichiamo sulle casette sulla spiaggia: alzarsi ogni mattina con l’oceano che ti saluta, corsetta ( lui), colazione ( io) con questa brezza marina e il suono rilassante delle onde….che fantastico modo di iniziare la giornata, non credete?

     

    Da qui in poi non abbiamo più prenotato alberghi per lasciarci una certa libertà di manovra.
    Lasciamo OOB e raggiungiamo Kennebunkport: una piccola downtown che si affaccia sul fiume poco prima che questo si butti nell’oceano. È amore. Ma non il primo ne ultimo di questa vacanza. Ci fermiamo a mangiare un Lobster Roll ed è l’apoteosi in bocca! Così invitante e buono che mi sono scordata di fare la foto prima di mangiarlo quindi dovrete immaginarlo: è un panino d’aragosta. Semplice, buonissimo e perfetto. Gelatone anche oggi e via al prossimo villaggio.
    La tabella di marcia prevede anche la fermata a Ogunquit, ma fa troppo caldo e non è il caso per la piccola: non c’è nemmeno un piccolo rifugio e rischiamo tutti un’insolazione. Spiamo dall’auto questa spiaggia racchiusa in un piccolo golfo con acqua bassa e affollatissima di famiglie: ripasseremo quando anche lei potrà godersi il bagno, comunque sembra un posticino niente male.
    Ultima tappa della giornata: Rockport. E qui c’ho lasciato il cuore. Già mentre cercavamo il parcheggio e abbiamo passato di sfuggita il centro me ne sono innamorata. Passeggiamo tra le 4 vie di questo splendido villaggio con mini casette colorate, un piccolo porto semi privato, un altro porto e una vista meravigliosa sull’oceano.

     

     L’atmosfera è incantevole: mentre nelle vie corrono risate e chiacchiericci vivaci, nello sbocco sull’oceano in fondo al villaggio la gente arriva, si siede sulle rocce in contemplazione e si sente solo qualche bisbiglio sotto il brontolio dei gabbiani. Io mi sento in completa pace. Lia dorme nel marsupio, Andrea mi sta vicino: questo è il mio posto nel mondo. Quando ero incinta capitava che in alcune occasioni mi sentissi come in una realtà ovattata: io e la mia piccola in pancia e non sentivo altro attorno, solo una grande sensazione di serenità. Qui mi è capitata la stessa cosa. Noi e la perfezione di ogni singola cosa. Dai pensieri al suono delle onde al colori del cielo.

     

    Che posto meraviglioso, di quelli in cui ho già progettato di tornare e assaporarne meglio tutte le sensazioni che regala. E ci tornerò! 😉
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    Greis nel New Hampshire

    New Hampshire..puoi provare a pronunciarlo correttamente ma non ti avvicinerai mai alla forma giusta ma provaci, è divertente!
    Bellissimo, verdessimo e levissimo!
    Dopo aver lasciato a malincuore Burlington, abbiamo macinato altri chilometri tra montagne verdi ( per la cronaca ancora niente foliage ) e su una di queste montagne abbiamo deciso di salirci con un mezzo particolare: il Cog Railway ed è un treno. In realtà ne vengono usati diversi ( 3 o 4 mi pare) dallo stile vintage che ti portano sulla sommità del monte Washington a circa 6288 piedi ( 2000 metri circa).
    Il treno è composto da una sola carrozza molto capiente con il capotreno che intrattiene raccontando ogni particolare sul treno, sul panorama e su chi ha fatto cosa e quando.
    La salita dura mezz’ora circa e una volta arrivati si ha 1 ora poi per gironzolare sulla cima godendosi il panorama. C’è anche un ristorante, un piccolo museo, un negozio di souvenir e un piccolo ufficio postale per spedire cartoline!
    Alla cima in realtà si può arrivare anche in auto o a piedi per chi volesse far da sè: il biglietto costa 68$ a testa e secondo noi è un po’ eccessivo..ma si sa che gli Americani sanno vender bene ogni cosa e quindi c’è una grande affluenza. Le partenze sono dalle 9 alle 16.30 ogni mezz’ora circa e il biglietto si può comprare sia in loco che online.
    Prima di salire a bordo abbiamo incontrato una signora dal New Jersey che si è spupazzata Lia, ho quasi dovuto strappargliela dalle mani per darle da mangiare sul treno!! Comunque carinissima, ha voluto fare anche delle foto e ci siamo scambiate i contatti.
    Un po’ stanchini eh?! Ma pur sempre di una smontagnata si è trattato dai! 😉
    Ripartiamo e raggiungiamo Conway dove abbiamo prenotato una stanza sempre tramite AirBnb: scopriamo che la nostra ospite è la mamma dell’inventore del Couchsurfing!! Sapete cos’è? Noi l’abbiamo usato per conoscere gente appena arrivati a Milwaukee. La signora vive sola abbastanza isolata e le piace avere gente per casa: peccato la pulizia non fosse una sua priorità perché la casina era incantevole e l’atmosfera perfetta..
    Quando siamo arrivati stava cucinando e il profumo era davvero invitante ma non siamo stati invitati e dato il casino che regnava in cucina forse è stato meglio così. Le abbiamo chiesto di consigliarci un posticino particolare e ce ne ha dati alcuni ma ci ha detto che, a parte il Maple lo sciroppo d’acero, non c’era niente di speciale da mangiare! La risposta a questa domanda qui in America è quasi sempre la stessa e sempre mi delude ( in Italia anche un paesino di 100 anime ha una tradizione alimentare!!). Alle fine optiamo per il The Muddy Moose Resturant e ci abbuffiamo di Ribs mentre la pupetta, dopo aver sbirciato un po’ in giro, è crollata lasciandoci godere di tutta la cena.
    Lia ha preso questa buonissima abitudine di mangiare verso le 6.30 circa e poi dormire alla grande. Questa sarebbe la mia ultima poppata perché poi alle 10.30 le do il latte in polvere e lei, amore dolcissimo, se la ciucia mentre dorme. E io allora ne ho approfittato per bere un sorsino della birra del marito, avendo 12 ore prima dell’altra poppata per smaltirlo. Sorsino perché poi inevitabilmente mi sento in difetto e mi basta quel poco. Oramai dopo 12 mesi senza alcool sono completamente astemia!!! Non sono una beona ma un bicchiere di vino da buona Italiana mi è sempre garbato.. Quando finirò l’allattamento stapperò il bottiglione! Yeah!!!!
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