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    La valigia dell’espatriato

    Due mesi fa parlavo su Amiche di Fuso di cosa mettevo nelle valige di mio marito o mie nei nostri rientri in Italia: siccome non ci stanno gli affetti, ci facciamo bastare degli ottimi cibi consolatori! Qui il post originale.

    Ditemi cosa rispondete quando vi chiedono: “Cosa ti manca dell’Italia?”

    Cosa, non chi, manca se non il cibo?! Sì, mi mancano anche i nostri centri pedonali, il ciottolato, il profumo di pane fresco e caffè, i piccoli bar e tanto altro, ma il cibo è qualcosa che posso farmi recapitare mentre il resto… il resto vien difficile infilarlo in valigia.
    Quindi quando il marito annuncia una trasferta nel Bel Paese… anziché disperare inizio subito a compilare una bella lista della spesa che lo vedrà coinvolto in una caccia al tesoro precisa.
    Lui sa che se torna senza qualcosa che gli ho chiesto ci rimango molto male!

    Ecco cosa chiedo:

    • Cioccolato. Ragazzi io ve lo dico con il cuore: il cioccolato americano (almeno quello che trovo io in Wisconsin ) non è zuccherato, di più. Trovarne di buono è davvero difficile e vien anche caro. E io sono golosa, ma voglio anche la qualità, quindi cioccolato entra nella mia lista ed è classificato come alta priorità: nel senso che se il marito non ce l’ha al ritorno non entra dalla porta! ahaha scherzo 😉
    • Le Gocciole. Ma anche i Cuori di mela e le Macine. Anche un pacchetto di Oro Saiwa mi fa felice perché qui il biscotto secco non esiste ( ho trovato un sostituto abbastanza buono della marca Goya se può interessarvi, si trova soprattutto nei negozi messicani).
    • Tonno. E’ proprio un cibo in cui in gravidanza sconsigliano di mangiare ma, sarà stata la privazione ( perché qui non ne trovi uno buono!) o appunto il proibito, io da incinta Il Rio Mare l’ho sognato in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Quando è arrivato ho fatto festa peccato poi che io lo riesca a digerire dopo ore.
    • Lievito di birra secco e quello vanigliato per dolci. E’ semplice, è buono, è perfetto. Il nostro.
    • Plasmon per la piccola (e quando c’è stato lo svezzamento scorta di omogeneizzati di carne e pesce che qui in US scarseggiano e non sembrano nemmeno di buona qualità quelli trovati).
    • Riso perché qui costa troppo se lo voglio per fare il risotto. E il nostro è comunque più buono. 😛
    • Succhi alla pera e alla pesca. Non ne trovo come i nostri: son tutti pieni di zucchero e tipo il 10% di frutta o meno! E questi li trovo solo al negozio messicano non al Market vicino a casa.
    • Zafferano. Da noi lo trovi in qualsiasi negozio alla cassa: qui non ho ancora capito dove lo nascondono e soprattutto se esiste quindi me lo porto da casa.
    • Olio EVO: quello buono buono che ti mangeresti a crudo su un pane pugliese intero, ecco quello va subito in valigia.
    • Limoncello: solitamente 1/2 bottiglie da regalare agli amici.
    • Piadine. Sono malata di piadine e quando arrivano le spazzolo velocemente.
    • Grana.
    • Caffè. ( come il precedente non c’é proprio nulla da spiegare!)
    • Pasta: qualche confezione di una buona pasta artigianale da gustarsi in qualche grande occasione.
    • Poi ci son anche i prodotti non alimentari come il detergente intimo: Chilly ma anche Infasil. Sarà la confezione che trovo qui, grande tipo flacone di bagnoschiuma, ma non mi piace, non mi ispira fiducia e così faccio scorta. E pure il deodorante: non so se è una mia fissazione ma mi pare che quello che vendono qui non faccia traspirare e non mi ci trovo, il mio di Borotalco è invece perfetto per me e se sono senza non mi sento apposto.

    Questi sono gli immancabili a cui poi si aggiungono sempre le voglie stagionali: in questo viaggio sono state le castagne. Non le trovo qui, pare si siano estinti i castagni decenni addietro e qui non le vendono: allora mi sono fatta portare quelle secche che sono già sbucciate, avete presente? Bagnomaria, poi bollite e hanno soddisfatto la mia voglia di castagne, anche se le caldarroste sono un’altra cosa….
    Oppure le Fave dei Morti: sinceramente non so se è il nome esatto ma in famiglia li chiamiamo così e sono dei biscotti morbidi che si trovano a Bergamo intorno al festività di Tutti i Santi, fine Ottobre e inizio Novembre. Li adoro.

    Son sapori che mi hanno accompagnata lungo una vita di 30 anni e che mi mancano molto: non sono una di quelle che urla allo scandalo su tutto il cibo che non sia italiano, io anzi provo tutte le culture culinarie che mi capitano, persino quella americana, con molta curiosità e di alcune ho imparato anche a riprodurre alcune ricette perché me ne sono innamorata, ma il cibo italiano mi ha cresciuta e per me rimane indiscutibilmente uno dei migliori al mondo. Certo, lo stesso lo potrà dire un cinese, un argentino o un francese e hanno ragione: la nostra, come tante, è una tradizione alimentare molto forte e presente nella quotidianità fin da quando si è piccoli. Ci sono tanti cibi legati a momenti particolari della nostra giornata, a situazioni importati della nostra vita o piccole tradizioni tramandate che assaporandoli ci tele-trasportano in un turbinio di emozioni e ricordi che noi expat custodiamo gelosi proprio perché spesso sono sapori rari da trovare.

    Ora voglio proprio sapere cosa nascondete voi nella valigia: siete nostalgici come me oppure no?

    PS Sapete che ho dimenticato di chiedere questa volta? La Ciobar.
    ‘na tragedia quando me lo sono ricordata che non potete immaginare.
    Qui la cioccolata non è densa e così gustosa: bisogna farsela da sé se la si vuole come quella italiana, ma diciamocelo: a volte è bello averla anche subito pronta e via e allora la Ciobar è indispensabile!

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    5 pietanze americane che meritano di essere assaggiate

    Su Amiche di fuso ho parlato dei cibi Americani qualche mese fa e ecco il mio post. Dopo tre anni ho editato una piccola lista dei miei preferiti ed ecco le pietanze che consiglio di assaggiare nel vostro prossimo viaggio negli Stati Uniti.

    Io amo alcuni cibi americani. Non scappate subito e non linciatemi gridando all’eresia per favore. Lo so che l’America non ha una cultura culinaria speciale, e che soprattutto é probabile che quello che c’é derivi da altre nazioni ma… ci sono cose che io proprio adoro e oggi faccio coming out!

    Inizio a parlare con quello etichettato per eccellenza come vero American Food: il signor Hamburger. Ebbene sì, sono una sua fan e devo ammettere che qui lo sanno fare davvero bene e in tante.. salse! Innanzitutto bisogna chiarire che qua un buon hamburger non lo mangi da Mc Donald, da quello conviene starne alla larga perché non corrisponde neppure lontanamente al cugino italiano. La qualità lascia a desiderare e noi puntiamo a quella prima di tutto: a Milwuakee ci sono vari posticini dove puoi gustarne un hamburger prelibato, con carne buonissima e il giusto pane, ingredienti vari che possono soddisfare tutti i gusti. Io scelgo sempre il più semplice: hamburger well done (ben cotto), cheddar o pepper jack come formaggio, lattuga e pomodoro, niente salse perché se tutto è fatto ad opera d’arte si scioglierà in bocca senza bisogno di altri sapori. Spesso aggiungo anche qualche fetta di avocado (vi ricordate il post di Sabina? Mmmh, buonissimo!!) e invece evito il bacon perché altrimenti lo digerirei dopo due giorni.
    Calorie ne abbiamo? Sì, soprattutto se ci mangio insieme le patatine fritte e quelle non mancano mai, sia normali che dolci ( ma preferisco le prime), e insieme arriva anche un bel pickel (cetriolo sottaceto) che solitamente però lascio nel piatto.

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    Un altro cibo che adoro è il Bagel!! Lo adoro con il cheese cream (una crema di formaggio simile alla Philadelphia) ma anche nella versione dolce con un po’ di marmellata: caldo, in entrambi i casi, è sublime. Ma non lo disdegno neppure freddo! Lo scoprii per caso e me ne innamorai subito: anche la mia bimba se lo pappa tutta contenta.

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    E il mio espatrio è finito

    Questo post scritto il mese scorso su Amiche di fuso è stato davvero faticoso scriverlo: mettere nero su bianco la fine della nostra bellissima esperienza è stato da una parte doloroso e dall’altra invece mi ha aiutato a razionalizzare infatti inizio molto emotiva ma finisco più determinata. Comunque inutile dirvi che avrei preferito non aver modo di scriverlo non trovandomi nella situazione di dover ritornare in Italia.

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    In questi lunghissimi giorni non riesco a guidare senza piangere. E neppure quasi a pagare la cassiera senza avere l’occhio bagnato. Le lacrime sono silenziose, scendono calde e lentamente mi accarezzano per scusarsi della tristezza che manifestano.
    Succede spesso ultimamente: arrivano quando vedo un cielo azzurrissimo, dei bambini che giocano nella neve, il mio faro, ma anche solo la scatola dei miei cereali preferiti.
    Scorrono anche quando penso alla prossima estate, al futuro che non vivremo qui, quando devo correggermi nelle frasi riferite ai progetti futuri. Quando dico a casa e mio marito mi chiede ‘quale?’.
    Non mancano nemmeno quando ripenso al passato: quel parco dove abbiamo aspettato che cuocesse il nostro hamburger per ore, quella spiaggia dove Margot si è lanciata sul lago ghiacciato in una corsa impazzita, quella torre davanti all’ospedale dove sono nati i nostri due bimbi, il nostro locale preferito, la pizza meno pizza del mondo, quella sera al concerto jazz nel parco…

    E potrei annaffiare la tastiera con altri mille ricordi, così come annaffio le mie giornate: tre anni sono tanti. Sono la nostra lunghissima luna di miele, due case, due bambini, tanti nuovi amici, nuove abitudini, due persone diverse.

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    ADF/Freddo io non ti temo: consigli per affrontarlo!

    Come ogni mese sono uscita su Amiche di Fuso con il mio post e questa volta ho trattato del freddo che in Wisconsin non ci è mai mancato! Questo post è di 4 mesi fa ma ci tengo a riportarlo perché così mi rimane.. in clima di piena nostalgia sento che mi mancheranno anche le nostre avventure con il freddo!! sicuramente abbiamo imparato su come affrontarlo e sarà utile per il futuro :). 

     

    Lo so che sono un po’ fuori tempo perché ancora non è arrivato il mio temutissimo inverno Wisconsiano, ma tempo fa Serena, la nostra adieffina che si è trasferita dall’Australia in Scozia, mi scrisse: “Greta dimmi come fai ad affrontare il freddo, perché sono a Luglio e già sto impazzendo!” e non ho potuto non accorrere in suo aiuto.

    Vivere in una nazione fredda o con un lungo inverno non è facile: serve tanto ottimismo e spirito di adattamento. Non discuto che esistano persone portate per vivere a basse temperature, ma io faccio parte di quelle che vorrebbero il sole almeno 300 giorni l’anno. La temperatura Californiana sicuramente è più consona ai miei standard, invece sono finita in Wisconsin e con neve e gelo non si scherza: occorre per forza adattarsi! Read more

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    Adf: la mia estate a cinque sensi

    L’estate per un expat è spesso sinonimo di rientri in Italia e per la prima volta anche noi siamo rientrati in estate invece che sotto Natale. Ecco il mio post per Amiche di Fuso dove descrivo la nostra vacanza che ha toccato tutti i nostri cinque sensi.

    Quest’anno siamo rientrati anche a Maggio: complici due matrimoni a cui proprio non potevamo mancare abbiamo approfittato di rivedere finalmente il Bel Paese durante la stagione primaverile, cosa a cui mancavamo da due anni. Vedere l’Italia nella bella stagione fa bene al cuore: i nostri colori, i nostri profumi, il nostro mare, insomma ci siamo riempiti occhi, pancia e cuore.

    Come succede spesso non posso fare a meno di paragonare le due diverse realtà: non per lamentarmi delle cose ma perché oggettivamente sono palesemente diverse e questa volta ho voluto provare a ricostruire tutto tramite i miei cinque sensi, il sesto l’ho messo a riposo.

    Tutto inizia all’aeroporto perché capisci di essere in Europa, e lo capisci ancora di più a Malpensa, da come la gente è vestita: bene. Le camicie larghe e dai colori sgargianti sono sostituite.. continua a leggere qui.

     

     

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    Adf: si fa coppia o si scoppia?

    La mia collaborazione con il sito Amiche di Fuso è iniziata esattamente un anno fa pubblicamente, nella pratica molto prima perché dietro c’è stato un grande lavoro per portare alla luce questo bel progetto. Se non ci conoscete dovete immediatamente andare sul nostri sito e sbirciare in lungo e in largo perché i contenuti sono davvero interessanti: per chi è espatriato troverà di avere molto in comune con noi e per chi non lo è siamo una finestra sul mondo dove raccontiamo le nostre esperienze e sicuramente facciamo vedere le cose sotto una prospettiva nuova e diversa. E poi siamo tutte donnine e che donnine!! 😉

    Ecco uno dei primi post che avevo scritto e riguarda il vivere la coppia nei primi periodo di un espatrio. 

    Come per molte altre coppie di espatriati, anche noi siamo composti dalla parte “lavorante”, lui, e dalla parte “non lavorante”, io.

    Quando abbiamo dovuto vagliare la possibilità dell’espatriare abbiamo messo in conto che io non avrei potuto lavorare, non subito per lo meno, e che la mia vita anche in questo campo avrebbe ricevuto un ulteriore stravolgimento. Lui avrebbe dovuto integrarsi nel nuovo ufficio e nel nuovo lavoro con una lingua che certo conosceva, ma che gli avrebbe portato più di un mal di testa nel primo periodo mentre il suo cervello procedeva nella totale adozione linguistica. Io avrei dovuto partire da zero con una lingua nuova e mi sarei trovata a casa dopo parecchi anni con tanto tempo libero e nessuno con cui riempirlo. E ci saremmo trovati soli, lontano da tutto e tutti. Nessun pranzo di famiglia, nessuna uscita con amici, nessun sfogo al di fuori della coppia a cui eravamo abituati..Continua a leggere qui

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    Poi dici virtuale.. cit.

    Nell’ultima vacanza ho avuto modo di riflettere sulle amicizie: sono partita con il pensiero di dover capirne qualcosa di una in particolare e logicamente ho passato a setaccio anche tutte le altre, nuove e vecchie. E anche il mio essere amica.
    Io ho davvero cercato di essere una buona amica: ascoltare, consigliare, consolare. Mi sono però resa conto che quello che meno mi è venuto bene è di scuotere le persone nel momento in cui stanno compiendo una qualche cavolata. Anzi io sono Super Justifier, potere di una scusante vieni a me . Anni fa ho scelto di essere quell’amica che mai giudica anche nelle situazioni in cui c’è tutto di sbagliato. E così ho creato alibi mentali a chi ne aveva bisogno per continuare a sbagliare. E allo stesso tempo, quando invece si è trattato di persone che mi hanno deluso, sono sempre stata eccellente nel trovare mille giustificazioni per me stessa in primis e da dare a chi mi metteva davanti il fatto. Anzi, io ho difeso a spada tratta senza vacillare. E ho difeso persone che, diciamocelo, avevano colpe scritte in faccia con l’ indelebile nero e cartelloni pubblicitari con tanto di neon sulla schiena. Ma io ho calzato le corna e inseguito ciecamente lenzuola rosse. Ingenuamente devota e diversamente scema. E alla veneranda età di trenta e passa anni, tirando un po’ le somme, mi rendo conto che forse ho sbagliato tanto e che se fossi stata meno accondiscendete magari gli amici alcuni sbagli li avrebbero evitati e io avrei risparmiato tanti mal di stomaco dovuti a relazioni pesanti. Ecco. Fatto di nuovo. E’ cronico.   Super Justifier inside! Comunque poi io sono anche quella che tiene la palla in gioco per tutti: dove non ci arrivi tu, tranquillo ci arrivo io. Mi infastidisce vedere i vuoti e mi moltiplico a riempirli finché mi esaurisco. Una Don Chisciotte dei poveri. Quindi, conclusione di questa confessione, probabilmente sono stata una pessima amica per gli altri e per me stessa. Ho tanti angoli da smussare e altri da appuntire e cerco di fare meglio e dare il meglio di me. A volte riesce a volte no e me ne scuso con chi si becca picche. Fortuna che si cresce e si cambia.
    Anni fa pensavo di avere tutti gli amici di cui avevo bisogno. Anni fa credevo che le amicizie avessero bisogno di essere alimentate con incontri settimanali e telefonate frequenti. Anni fa non vedevo possibile non avere i miei amici a portata di un giro d’auto. Ma anni fa non ero la Greta di adesso e abitavo a non più di 20 km dal paese dove sono cresciuta.
    Quando vivi certe situazioni hai bisogno di confrontarti con persone che stanno facendo i tuoi stessi passi e che provano le tue stesse incertezze. Qualcuno che ti comprenda senza parlare, magari da una piccola e-motion lasciata cadere in una chat che viene immediatamente raccolta. E così, quasi per caso, ti ritrovi a fare parte di un gran bel gruppo di donne expat e poi, quasi per gioco, inizi a parlare di un bellissimo progetto che coinvolge 15 donne su differenti fusi. Poi questo si realizza e ne esce una meraviglia: Amiche di Fuso. Queste donne così uguali e diverse che sono entrate a far parte delle mia vita e sono sparse per tutto il mondo: una piccola community di supporto che risponde a tutte le ore. Con cui rido, mi sfogo, vengo consigliata e consolata. Amiche.

    Cos’è Amiche di Fuso? E’ un blog tutto al femminile dove noi ci raccontiamo nel quotidiano e in tutti i processi che abbiamo affrontato nella nostra condizione di expat. Dove molti potranno ritrovarsi nei nostri post, sentirsi meno soli, meno estraniati. Un altro modo di essere da supporto alla sempre più grande comunità di donne espatriate italiane, e perché no? anche per i maschietti. Ci trovi un po’ dappertutto e quindi non hai scuse per non seguirci: Facebook e Twitter in primis.

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